agosto romano…
Posted by Annarosa Mattei on Ago 21, 2010
Agosto romano quasi deserto. Qualche amico resiste per i più svariati motivi e allora la brezza serale di una terrazza alleggerisce la conversazione: la politica demente appresa dai tg e dalla carta stampata sfuma nelle opinioni diverse, tutte però concordi nell’allarme… Ce la faremo a tornare cittadini, se mai lo siamo stati? O siamo condannati a restare clienti, consumatori alienati di quel cacofonico centro commerciale in cui si è trasformato il bel paese? E se non siamo né cittadini né clientes quale può essere mai il nostro status? Credevamo di essere intellettuali – la parola suona stridula, come arrugginita.. – di varia misura ed entità: leggere, studiare, insegnare, scrivere, ecc. occuparsi di letteratura, di arte, di musica.. Forse lo siamo ancora nel prezioso giardino privato che ognuno coltiva al riparo dal presente rumoroso e inquietante. I miei amati gatti, ignari dei deliri di potenza, di ipocrisia, di malvagità, che affliggono tanta parte degli umani, cercano scampo alla calura nei ripari ombrosi: i neri gemelli Gino e Pino, l’anziano Attila, i due amichetti Mia e Mio, la scontrosa Miao in crisi abbandonica e Nina la bella, gentile e flessuosa. Curiamoci dei nostri piccoli fratelli, amici lettori, e impariamo da loro la gratuità dell’amore. Non li abbandoniamo.
cena “felina” per i gatti dei Mercati Traianei..
Posted by Annarosa Mattei on Lug 11, 2010
Comunicazione per tutti i miciofili romani: anche quest’anno gli amici della colonia felina dei Mercati Traianei sono invitati a partecipare numerosi alla consueta iniziativa conviviale di tesseramento e sostegno. Una cena piacevole e chiacchiere con amici vecchi e nuovi. Vorrei farvi notare una cosa tra l’altro: non vi siete accorti che i gatti stanno sparendo da Roma? sono scomparsi già dal Colosseo, dal Pantheon, da ogni dove… Quali le ragioni? una campagna di eliminazione? o che altro? Si dovrebbe indagare con qualche attenzione… Intanto forniamo il nostro sostegno ai pochi sopravvissuti nonostante l’indifferenza dei tanti romani così poco attenti alle sorti dei loro bistrattati concittadini abbandonati in strada…
L’Aquila: un grido di dolore inascoltato… Una mail da far girare…
Posted by Annarosa Mattei on Giu 27, 2010
Miei cari venticinque lettori (credo che siate diminuiti negli ultimi tempi…), vi prego di far girare questa mail che è un grido disperato. Io sono nata in un paesino, in una frazione di Scoppito in provincia dell’Aquila. Sono venuta a Roma con mia madre da piccolissima e da bambina sono tornata spesso d’estate tra le amate montagne abruzzesi. Mio fratello ha studiato al Convitto nazionale dell’Aquila prima di trasferirsi a Roma anche lui. Non posso pensare alla rovina della città medievale, alle antiche chiese, al nobile castello, ai palazzi appartati, al popolo gentile e discreto che non riesce ad avere voce… Facciamo di tutto, tutto quel che è possibile, per restituirgliela…
> —– Original Message —–
From: adelisa pitti: adepitti@tin.it
Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.
Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un’appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza neanche un giornalaio o un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore.
E lei mi risponde, con la voce che le trema. ” Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo.”
Loro non scrivono voi fate girare
Un’intervista assai gradita sul senso dello scrivere…
Posted by Annarosa Mattei on Mag 30, 2010
Giulia Cancer, sorella di Mario, mio ottimo studente (maturità a pieni voti nel 2009), è l’autrice di questa intervista intelligente e garbata che mi ha dato modo di dire quel che penso, non solo dello scrivere, ma più in genere del senso del libro e in particolare della lettura rispetto alla quale lo scrivere è un atto complementare e, a volte, necessario.
“Necessario!?” direte voi “Ma in che senso?”
Ecco… proprio questo passaggio…: che senso può avere oggi il parlare di necessità dello scrivere?
Per continuare un discorso avviato da altri, come in una infinita catena di questioni, di domande…? Ogni risposta è parziale – è vero – e si trasforma subito in una domanda, ma va ad aggiungersi ai tanti frammenti precedenti, in verticale e in orizzontale, come a disegnare una mappa, un mosaico di voci che si rincorrono da tempi e spazi diversi per risuonare dentro di noi e dirci di piccoli dettagli o di grandi orizzonti… per farci udire, vedere, toccare, odorare e gustare il mondo, per intenderlo a volte, a momenti, nei rari sprazzi di luce che emana..
L’intervista è comparsa nel numero di maggio del magazine RMW – ROMAWHERE MAGAZINE. Grazie Giulia!
Una vipera a Palazzo Venezia…
Posted by Annarosa Mattei on Mag 27, 2010
“Una vipera? Ma dove?”
“Proprio una vipera… in giardino… lunga più di un metro.. forse è arrivata con qualche camion… Con tutti questi lavori in corso.. Magari è arrivata dentro un copertone…”
La trincea che attraversa e divide a metà il giardino mi fece una certa impressione l’estate scorsa. Bandoni metallici vennero eretti in pochissimi giorni a formare una specie di muro inquietante: lavori pubblici, si disse, ma nessuno sapeva bene di che tipo di lavori si trattasse. Bonifica dei sotterranei, secondo altri: “Ma se sono sempre invasi dall’acqua!” esclamai…
Non bastavano le indagini della Metro C, che una bella mattina, dopo avere devastato piazza Venezia in più punti, ridussero una delle due grandi aiuole a un’area desolata, recinta da lamiere: gli alberi di cento anni fa vennero tagliati alle cinque di mattina e a nulla valsero le proteste di quanti si stavano attrezzando per impedire lo scempio vandalico. Sedicenti esperti, qualche tempo dopo, erano venuti a vario titolo a esplorare anche le cantine del venerando Palazzo malamente attraversato dalla storia e sempre miracolosamente sopravvissuto:
“Resisterà alle vibrazioni degli scavi?”
“Ma certo ma certo ma certo…”
“E tutta quell’acqua?”
“Non è un impedimento, le gallerie dove passeranno i treni sono profonde profonde profonde…”
“Ma è un racconto di Hoffmann?”
“E chi è Hoffmann, scusi..?”
Sapere che qualcuno avrebbe scavato sotto il palazzo continuava a sembrarmi inverosimile…
“Ma il palazzo è antico…E se cede… E se crolla…E poi tutta quell’acqua che scorre nei sotterranei…”
I conoscitori della città sanno bene che ben poco c’è da fare quando l’acqua sale all’interno delle cantine nei palazzi romani: tutta colpa degli argini del Tevere, pare, che rovinarono i complessi equilibri idrici del sottosuolo romano percorso da veri e propri fiumi carsici che non trovano più gli sbocchi naturali.
Di solito attraverso velocemente il giardino perché sono sempre in ritardo. Giorni fa ho deciso di osservare attentamente la trincea metallica che definisce la zona dei lavori in corso e ho letto il cartello con le indicazioni degli Enti responsabili: Ministero delle Infrastrutture; i nomi dei responsabili: Mauro della Giovampaola, architetto Zampolini… mi dicono qualcosa questi nomi… Debbo riflettere. Dall’estate scorsa sono successe molte cose sorprendenti, in effetti, in questo antico Palazzo…. come la comparsa improvvisa di una vipera. Non se ne erano mai viste di vipere in questo tranquillo giardino.. che però ha visto ben altro..
Ancora su Colle Oppio e il Celio…
Posted by admin on Mag 16, 2010
Pubblico sul blog questo scritto che avevo inviato, tempo fa, al sito di Margherita D’Amico (www.ilrespiro.eu). Mi è venuto in mente che a volte repetita iuvant… Chissà che non leggano questo intervento i mei soliti venticinque lettori… Chissà che alcuni di loro non si impegnino a diffonderlo per far conoscere il problema… Chissà chissà… Chissà che la crisi finanziaria non blocchi le spese dissennate previste per distruggere sia il parco che i resti della domus aurea… Chissà che una parola in più non induca qualche potente incompetente a una maggiore riflessione sugli interventi da fare in uno dei luoghi più magici della città… Sarebbero sempre da evitare gli atteggiamenti estremi che distinguono un problema dall’altro: il verde cittadino dall’archeologia, per esempio (un Corrado Ricci inorridirebbe solo a pensarlo…). Non avete notato quanto è malinconico e brutto il Circo Massimo da quando un archeologo talebano decise di radere al suolo la macchia verde che lo abbelliva? Cosa resterebbe del fascino del Palatino se ne abbattessimo gli storici giardini? E che ne vogliamo fare allora del mirabile giardino che occupa il basamento del tempio di Claudio proprio sopra al Colosseo? La lista sarebbe infinita… Ma forse conoscere il problema, accorgersene, può rallentare la barbarie distruttiva dei nostri tempi..
I giardini di Colle Oppio, i gatti del Colosseo e la Casa del Popolo …
Un pezzo dei giardini di Colle Oppio è franato lasciando a vista una galleria utilizzata dal Comune come deposito di reperti di scavo. L’ambiente non fa parte della Domus aurea, che non è coinvolta nel crollo, ma risale all’età traianea, quando l’interramento della reggia di Nerone venne portato a compimento per edificare le Terme ancora oggi visibili in superficie. Il timore di cedimenti improvvisi di altre parti potrebbe ora accelerare gli interventi straordinari programmati da anni: con il rischio, però, di risolvere frettolosamente il problema della conservazione dei resti archeologici unitamente al verde che li ricopre. E così, passeggiando nei quieti giardini, pini, lecci, cipressi, oleandri, palme, rose, mirti e allori, sembrano in attesa di conoscere la loro prossima sorte.
Visitando la Domus Aurea qualche anno fa sentii dire da una giovane archeologa che la conservazione di quei vasti ambienti sotterranei era seriamente compromessa dall’umidità: andavano svanendo pian piano tutti i celebri affreschi che gli artisti del Cinquecento avevano copiato nei loro taccuini, calandosi avventurosamente nelle grotte con le torce attraverso stretti cunicoli. Ci fece vedere una stanza che era stata chiusa ermeticamente nel tentativo di isolarla dall’acqua: guardando all’interno da una spece di oblò si poteva constatare la totale inutilità dell’intervento. “L’unica cosa da fare per risolvere definitivamente il problema” – disse tranquillamente – “sarebbe quella di eliminare le piante e gli alberi del giardino sovrastante..”. “ Come? Che intende dire? Ho capito bene?” – chiesi senza aspettare che finisse – “Sta parlando dei giardini di Colle Oppio?”. “Certo… Ovvio.” – rispose – Le radici degli alberi sono un vero problema… La Domus Aurea dovrebbe essere totalmente liberata al di sopra…”. “Cioè? Liberata al di sopra? e come..?” – chiesi di nuovo io – “Intende dire forse che andrebbe ricoperta con una bella colata di cemento?” “In un certo senso sì…” – replicò lei imperturbabile – “c’è un progetto in tal senso… è già approvato anzi… sarebbe l’unico modo di isolarla dall’umidità..”. “Ma lei lo sa che i giardini di Colle Oppio sono stati progettati da De Vico? che sono giardini storici…?” – provai a interloquire ancora – “Roba vecchia e superata… tutto sbagliato quel disegno…” – aggiunse lei rivolgendosi agli altri visitatori, che non sembravano minimamente preoccupati della sorte dei prati, degli alberi e delle piante che vegetavano inconsapevoli e vivi al di sopra delle loro teste.
A dire il vero, nel progetto di restauro, oltre agli interventi di impermeabilizzazione e recupero sarebbe previsto uno studio delle specie vegetali compatibili con il nuovo assetto cementizio, ma è forte il dubbio che la conservazione del verde sia del tutto secondaria rispetto a quella dei beni archeologici: prova ne è il trattamento subito dal giardino di via dei Fori Imperiali di cui, dopo uno scavo decennale, è rimasto solo il malinconico ricordo di qualche pino isolato.
Da bambina andavo spesso a giocare con i gatti nei giardini di Colle Oppio e guardavo dentro i pozzi di aerazione immaginando, affascinata, che in quei misteriosi spazi sotterranei si celassero dei tesori. Quando da grande seppi che lì sotto un tempo c’era stata la casa di Nerone, fantasticavo ancora sulla sorte dell’imperatore esteta: integralmente rimosso il suo progetto di città ideale, cancellati i suoi sogni di artista, i suoi successori lo avevano condannato all’oblio interrando proprio la sua splendida casa dorata, costruendoci sopra delle terme, edificando un anfiteatro al posto del lago e della statua monumentale che doveva celebrarne la memoria per i posteri…
La storia antica, gli alberi e le piante che vi crescevano sopra, i gatti che ne popolavano indisturbati le rovine… un’unica immagine di insieme, gioiosa, della mia infanzia romana. Che Romeo fosse il nome di un gatto del Colosseo per me, allora, era una certezza. Scendendo dai giardini e girando intorno all’immensa massa con il naso all’aria abbassavo lo sguardo quando avvertivo un leggero contatto sulle gambe: mi chinavo per una carezza… ed ecco allora sbucare tra le arcate tanti altri spavaldi “romei”, piccoli e grandi, neri, bianchi, rossi e a strisce… Fino a qualche anno fa a una certa ora del pomeriggio compariva una signora che, trascinando con sé un carrello carico di cibarie – il tutto autorizzato dal comune – li chiamava a raccolta per accudirli e nutrirli…
Ora il Colosseo è assediato da eserciti di gladiatori e di turisti, ogni varco è chiuso da tubi innocenti e da fitte reti e i gatti sono spariti: anzi, a dire il vero, non se ne vedono più né nei giardini di Colle Oppio, né in tutto il Celio. Qualcuno ancora si aggira titubante nel rione, tra i pochi cortili accessibili e le sparse, polverose tracce di verde, sostando speranzoso davanti all’ambulatorio del veterinario gattofilo di via Annia. L’ampio spazio tra la via e l’ospedale militare, infestato per mezzo secolo da insediamenti abusivi, sterpaglia e rovine e riconquistato con una azione di forza dalla passata giunta comunale, dopo essere stato trasformato in un giardino è di nuovo abbandonato a se stesso: il prato e le poche piante stentano, i quattro gatti del rione lo evitano. Anche la vecchia alberata di via Claudia è stata sostituita da esili pianticelle, così come è stata tagliata la storica quercia di via dei Querceti (il Celio anticamente era chiamato anche Querquetulanus per i querceti che lo ricoprivano) e sono stati eliminati molti degli aranci disposti agli incroci di via Celimontana perché disturbavano i tavolini e i parcheggi selvaggi. Solo a ridosso della palazzina dei carabinieri una nobile schiera di palme resiste, sia pur costretta in enormi vasi anziché in piena terra.
Anche nel grande spazio interno della cosiddetta Casa del Popolo, tra via Capo d’Africa e via Marc’Aurelio, quello che un tempo era un giardino frequentato da umani e popolato da una felice colonia di gatti si è trasformato in uno slargo terroso parzialmente occupato da cantieri dismessi. La Casa del Popolo – quasi 1.700 mq di superficie – inaugurata nel 1906, più di cento anni fa, all’epoca luogo vivissimo di incontri, di attività politiche, culturali e ricreative dei cittadini romani, fu confiscata durante il fascismo, occupata dagli sfollati di san Lorenzo nel 1945, murata nel 1955, occupata negli ultimi anni da centri sociali di sinistra e di destra, fino all’ultimo sgombero da parte della Regione che la consegnò al Comune perché ne facesse buon uso. I lavori avviati con il restauro della facciata, la sistemazione dei tetti e dei solai, non sono mai terminati. L’ingresso dalla parte di via Capo d’Africa è sempre murato e quello che un tempo era un ridente giardino interno ora langue deserto sotto lo sguardo di una statua derelitta.
Una recensione-sonetto assai gradita…
Posted by Annarosa Mattei on Apr 6, 2010
Alberto Bracci Testasecca ha scritto un libro che sta per uscire per La lepre edizioni. Si tratta di un romanzo e si intitola Volevo essere Moccia. Lo spunto non è da poco dato che i nostri tempi rumorosi e dissennati possono essere sintetizzati facilmente in un nome proprio. E non penso solo a Moccia. Mi chiedo spesso se ce la faranno l’ironia e la finezza a penetrare sottilmente e inavvertitamente nel frastuono delle innumerevoli parole ammassate e confuse nelle tante chiacchiere, nei tanti libri di oggi, così vuoti, così facili così facili così facili… Penso di sì, caro Alberto, e il modo sottile e inavvertito forse è il migliore quando a trionfare è il volgare clamore (rima incontrollata…). Intanto grazie delle tue parole sull’Archivio segreto: si allineano qui di seguito leggere leggere leggere, simili a un sorriso..
Mi ha divertito molto il tuo racconto:
passeggiare per Roma verseggiando
di un gatto mago e di un amico tonto,
e le vestigia antiche contemplando.
La rima ha un incantevole potere:
toglie il tappo al lavabo di parole
e nella frase poi le fa cadere
rendendo sagge quelle ch’eran fole.
Hai certo il dono della leggerezza,
che è un gran sollievo in questo mondo sciatto.
Rigiri le parole con destrezza
mostrando il lato tondo di ogni piatto.
Dal reame degli scrittori puri
ti invio un abbraccio e tanti, tanti auguri.
Il destino di Colle Oppio..
Posted by Annarosa Mattei on Apr 2, 2010
C’è da allarmarsi sullo stato di salute dei nostri monumenti quando si legge dei crolli: delle mura aureliane, del Palatino, della Domus aurea… I media naturalmente amplificano la notizia che viene distorta ed esagerata. Non è crollata la Domus aurea ma solo una galleria di età traianea che il Comune usava come deposito di reperti di scavo. Mi preoccupano di più al momento gli interventi possibili e imminenti, che potrebbero essere drastici e irriflessivi, decisi sull’onda emozionale. Che ne sarà ora dei giardini di Colle Oppio? Il loro smantellamento, auspicato da tempo dagli archeologi integralisti attuali, in realtà è stato già programmato e, se viene ritardato, è solo per lentezze burocratiche, per conflitti di competenza, per difetto di volontà. Non mancherebbero i fondi, ma per fortuna gli innocenti giardini ancora sopravvivono – forse per poco… – perché somme ingenti sono state puntualmente sperperate in prebende e incarichi tanto altisonanti quanto inutili. Che ne sarà dunque del verde di Colle Oppio ora che i fari mediatici sono puntati su una modesta frana che potrebbe essere riparata in breve tempo? Se avete voglia di leggere qualcosa di più sul destino del verde di un’area segnata da ben altri interventi fino a cento anni fa leggete un mio intervento sul bel sito di Margherita D’Amico www.ilrespiro.eu. Ne riparliamo ancora nei giorni prossimi allargando il discorso dalla lett(erat)ura dei libri alla lettura di questa nostra magica città che è veramente un Archivio segreto per chi ne sa leggere e interpretare gli strati di senso oltre che schedare le pietre…
Sul colore viola…
Posted by Annarosa Mattei on Mar 17, 2010
Leggo sul Foglio di oggi una serie di tendenziose considerazioni sul colore viola e mi irrito profondamente per la loro fuorviante vacuità.
Davvero intollerabile lo scempio del nobile colore…: come si può essere così leggeri da definirlo un colore iettatorio?
Il colore viola non è solo simbolo di lutto, amici lettori… Lo è stato solo un tempo, tanto tempo fa, nel lontano Medioevo, per i preti e per i teatranti – per questi ultimi lo è tuttora per pura e semplice scaramanzia… Per la Chiesa il viola è il colore dei paramenti della Quaresima e rappresenta il raccoglimento nell’attesa della Resurrezione. Per il popolo dei teatranti è un colore che ancora oggi porta male perché in quello stesso periodo anticamente venivano proibiti tutti gli spettacoli e si interrompevano forzosamente tutte le loro attività lavorative…
Il colore viola, in realtà, ha la frequenza vibrazionale più alta nella scala dei colori e rappresenta le funzioni superiori del settimo chakra, che si colloca al vertice della nostra capacità percettiva (spero che nessuno di voi sia infastidito dal pensiero orientale che in ogni epoca disturba i conservatori benpensanti – accadeva anche al tempo dei romani, pensate un po’…). I chakra corrispondono ai diversi gradi del nostro radicamento al corpo, alla terra e alle energie vitali in cui siamo immersi senza rendercene conto, ottenebrati come siamo dall’ipertrofia dell’”io”. Dal punto di vista medico i chakra avrebbero delle precise corrispondenze con i nostri organi più importanti come il cuore, la tiroide, ecc.: ma non entriamo ora in un campo di indagine così sterminato.. Il settimo, detto anche chakra della Corona, governa la corteccia cerebrale, determina l’apertura e la dilatazione della coscienza, lo sviluppo della conoscenza superiore.
Vi sembra poco tutto ciò? Pensate anche voi che il viola porti iella?
Lasciamolo pensare a quanti dormono sonni profondi, a quanti non hanno nessuna voglia di risvegliarsi né tanto meno di essere risvegliati… Anzi, cari amici, auguriamo a tutti loro buona notte!
considerazioni inattuali
Posted by Annarosa Mattei on Mar 1, 2010
Forse i mei venticinque lettori si sono ridotti alquanto di numero data la mia lunga latitanza, dovuta ai più banali motivi di caos quotidiano: ivi compresa la momentanea disattivazione del sito per distrazione. Ordine e disordine si contrappongono in ogni mia giornata in una battaglia infinita che a volte mi lascia senza fiato: dalle carte sul tavolo che si rimescolano, ai compiti dei miei studenti da correggere, ai libri che si impilano vecchi e nuovi – quasi ogni giorno ne arriva uno… – alle notizie catastrofiche sui disastri naturali nel mondo, al declino del paese e dell’intera Europa. Qual è il mio paese? non riesco più a immaginarlo. Una strana nebulosa che va in dissolvenza, che non è più la casa in cui credevo di abitare fino a pochi anni fa. Un paese che scompare giorno dopo giorno rinunciando al patrimonio dei giovani, abolendo il principio del merito, cancellando ogni regola, devastando, insieme all’ambiente, un patrimonio di conoscenze e di menti. Ne usciremo – penso sempre più spesso … – oppure l’opera di distruzione sistematica è stata portata troppo avanti? I mei gatti sonnecchiano sulle poltrone: stanno per risvegliarsi dal torpore invernale… Rinascerà anche questa volta la primavera oppure anche marzo sarà il più crudele dei mesi? Che fare? Ripartire da zero forse. Come? Rispettando l’aiuola in cui viviamo, credo: gli alberi, le acque, gli innocenti animali – che ci limitiamo a uccidere e mangiare – scegliendo gli amici giusti – quelli che non ci tradiscono – lavorando con passione qualunque cosa stiamo facendo – leggendo buoni libri, vedendo buoni film (avete visto Invictus, per esempio?)… pensando di non essere individui in lotta perenne per la sopravvivenza ma parte di una comunità… Mah… Riparliamone insieme.



